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La collezione di carrozze, veicoli e slitte
Introduzione
La collezione di veicoli civili e carrozze si limita ad alcuni modelli particolari, che tuttavia possiedono un carattere esemplare. Vi sono annoverate alcune belle vetture fabbricate dai principali costruttori svizzeri.
Dal canto loro, le slitte e i veicoli militari costituiscono una collezione ampia e diversificata.
Carrozze, slitte, veicoli agricoli
All’entrata del Museo nazionale svizzero, Zurigo, l’occhio del visitatore non può non cadere sulla diligenza n. 880 del servizio postale del Gottardo. Si tratta di una berlina coupé a dieci posti del 1850, che copriva la tratta Flüelen-Camerlata. Al castello di Prangins si può ammirare un’altra diligenza dell’amministrazione delle poste, un cosiddetto “char-de-coté” proveniente dal canton Neuchâtel. La nostra collezione comprende alcuni veicoli interessanti, tra cui un “vis-à-vis”, elegante vettura da caccia fabbricata dal celebre costruttore di carrozze basilese Kauffmann & Cie, oppure ancora un dog-cart, anch’esso una vettura da caccia, costruito dalla ditta zurighese Geissberger. Dal canto suo, la collezione del Castello di Wildegg accoglie una di quelle carrozze a due cavalli utilizzate in Svizzera per compiere viaggi nel XVIII e nel XIX secolo.
Un gruppo molto pregevole di slitte signorili di varie epoche ed alcuni tipici veicoli agricoli completano la collezione.
Veicoli militari o dell’esercito
Questi veicoli, designati originariamente come veicoli bellici, furono concepiti e costruiti appositamente a scopi militari, e ribattezzati veicoli dell’esercito a partire dal 1882. Questa categoria include tutti i tipi di furgoni, cassoni, veicoli destinati al trasporto di equipaggiamenti militari, veicoli riservati agli ufficiali dello stato maggiore o del genio e ambulanze fabbricati per l’esercito. Si distinguono dai veicoli di requisizione, utilizzati pure come mezzi di trasporto quotidiano.
L’espressione veicoli bellici “federali” verrà usata solo a partire dal 1843, anno che vede l’introduzione di regolamenti vincolanti riguardo ai “veicoli bellici”. Dopo l’invasione delle truppe francesi, e più precisamente dal 1804, l’acquisto di veicoli bellici era di competenza cantonale. A quell’epoca, erano soprattutto richiesti veicoli e cassoni per il trasporto di polvere da sparo e munizioni destinate all’artiglieria; altri veicoli, tiro incluso, erano affittati da trasportatori privati. La crescente centralizzazione degli affari militari, dapprima presso le truppe del genio e l’artiglieria, impose l’unificazione dei veicoli e della bardatura, e in seguito anche della loro fornitura. Questa procedura vigeva soprattutto in Francia, che vantava già una lunga tradizione in materia di fornitura di veicoli bellici speciali.
Che ne è stato dei veicoli dopo la completa motorizzazione dell’esercito? Alcuni di essi sono stati trasformati e riutilizzati come rimorchi per camion. Questa soluzione era pensabile a condizione che i veicoli fossero robusti e dotati di un’infrastruttura elaborata e vi si potesse trasportare il materiale necessario in modo sicuro e ottimale. L’esercito ha dovuto sbarazzarsi di altri veicoli. Le imprese di costruzione private hanno soprattutto recuperato i veicoli per le trincee e del genio per poi riutilizzarli sui cantieri. Solo pochi veicoli sono stati riacquistati da privati, che li hanno conservati così com’erano o li hanno trasformati per esempio in roulotte. I comuni hanno recuperato a condizioni vantaggiose soprattutto le cucine da campo trasportabili (i “cannoni di gulasch”) per destinarle quindi alla protezione civile. Per quanto riguarda i furgoni di montagna, molto popolari in certi periodi, hanno concluso la propria carriera come stand per gerani.
Che cosa è stato conservato?
Se era ancora relativamente semplice riutilizzare i cannoni, che potevano essere sistemati come elementi decorativi davanti a caserme, arsenali o nei giardini, le cose si complicavano per i veicoli viste le loro dimensioni. Attualmente, esistono ancora due grandi collezioni di veicoli militari storici, che raggruppano complessivamente 100 esemplari, di cui 55 sono conservati al Museo. Purtroppo, la collezione non è ancora accessibile al pubblico a tutt’oggi.
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